Quando l’unione fa la forza: le Aggregazioni Funzionali Territoriali - 13 giugno 2024

Storia e futuro di un’innovazione sanitaria di successo

È un dato di fatto che sempre più cittadini italiani non riescono a trovare un medico di famiglia. Da oltre vent’anni il numero di questi professionisti è infatti in calo, a causa sia di una programmazione inefficiente che di un carico burocratico sempre maggiore, ed è quindi vitale cercare di ottimizzare le attività dei medici rimasti. Una delle innovazioni più promettenti al riguardo - che è attiva in Toscana da anni - è quella delle Aggregazioni Funzionali Territoriali, o Aft: ma come funzionano, e perché possono essere un’ottimo strumento per la sanità di domani?
Tutto comincia nel 2012, quando la cosiddetta Legge Balduzzi ha stabilito che le cure primarie si costituissero in forme organizzate sotto il nome di Aft (per i soli medici di famiglia) o Unità Complesse di Cure Primare (Uccp, per specialisti e altri operatori sanitari). Lo scopo era quello di creare delle vere e proprie “reti” di assistenza, cercando di superare i limiti imposti da territori spesso vasti e scarsamente popolati e mettendo in comune risorse e attrezzature per fornire ai pazienti di tutti la migliore assistenza possibile. Nel tempo il numero delle aggregazioni è costantemente aumentato, e al gennaio 2024 nella Asl Sud-est (che comprende Siena, Arezzo e Grosseto) erano attive 31 Aft di medici di famiglia. Secondo quanto stabilito dal Decreto Ministeriale 77 del 2022 e dal PNRR, poi, tutte le Aft e le Uccp dovranno avere la sede fisica o un collegamento funzionale alle Case della Comunità, le strutture sanitarie intermedie che dovrebbero diminuire l’attuale sovraccarico delle strutture ospedaliere: sempre più spesso, quindi, gli ambulatori dei singoli medici di famiglia non saranno presidi isolati, ma parte di un vero e proprio gruppo di lavoro guidato da un coordinatore e con percorsi di presa in carico ben definiti.
I dati dimostrano che quella delle Aft è stata un’innovazione di successo in Toscana, perché già nella prima fase di attuazione la mortalità a 4 anni è diminuita, è aumentata l’adesione dei pazienti a raccomandazioni e linee guida e sono aumentati anche i ricoveri programmati, con al contempo una soddisfazione sia dei cittadini che dei medici di famiglia. Adesso, però, l’imminente introduzione delle Case di Comunità del PNRR rende le aggregazioni di medici ancora più importanti, perché saranno l’architrave della sanità territoriale di domani: per massimizzare l’effetto della loro introduzione sarà quindi vitale sostenerle con investimenti adeguati, particolarmente per le risorse umane e finanziarie. Il rischio, altrimenti, è che le Case di Comunità diventino poco più che scatole vuote.

(Photo credits: Valelopardo-Pixabay)

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